Sono mesi che stiamo denunciando gli effetti dei pesantissimi tagli di risorse alla scuola pubblica decisi dal Ministro Tremonti e mascherati da “riforma” dalla Ministra Gelmini.
Quei tagli indiscriminati e quella pesante riduzione agli organici avrebbero inevitabilmente peggiorato la qualità e la quantità dell’offerta educativa della scuola pubblica, proprio nel momento in cui di scuola, di formazione, di sapere il nostro paese ha più che mai bisogno.
Con l’apertura del nuovo anno scolastico, ciò che avevamo denunciato si è puntualmente verificato: insufficienti le sezioni per la scuola dell’infanzia, insufficiente l’organico per la copertura del tempo scuola e per il sostegno all’handicap nella scuola primaria, sezioni troppo affollate nella scuola secondaria di primo e secondo grado.
Questa è la condizione in cui si è trovata la scuola all’inizio di questo nuovo anno scolastico: lo sanno bene le famiglie, gli operatori della scuola, gli enti locali.
Prendiamo atto che anche la Lega, di cui solo ora sentiamo la voce, riconosce che questo è lo stato dei fatti e definisce il quadro “disarmante”.
Noi preferiamo dire “preoccupante”, e proprio per questo ci siamo impegnati a trovare possibili soluzioni, ad agire concretamente per superare le difficoltà e dare certezze alle famiglie.
Alla Lega diciamo che si metta d’accordo con se stessa, perché la situazione della scuola è diretta conseguenza delle leggi che essa stessa ha votato, è la conseguenza diretta dell’impoverimento della scuola che Tremonti e Gelmini hanno prodotto e che inutilmente abbiamo cercato di contrastare in parlamento.
Il PD, nell’impossibilità di ottenere ascolto ed attenzione in quella sede, ha responsabilmente, cercato di tamponare, a livello locale, i pericolosi vuoti creati dall’indiscriminata riduzione di risorse economiche.
Ricordiamo che, qui a Medolla, con soldi del Comune, abbiamo:
- integrato il personale docente e ausiliario della nuova sezione della scuola dell’infanzia statale, visto che sono stati riconosciuti dal Ministero solo un’educatrice ed un’ausiliaria, invece di due educatrici e due ausiliarie;
- dato vita, dal prossimo gennaio, ad una nuova sezione di nido che riassorbe quasi completamente la lista di attesa e questo in totale solitudine, visto che il fondo per le nuove sezioni di nido non è stato rifinanziato;
- integrato con 4 educatori il sostegno ai ragazzi diversamente abili, che il Ministero garantisce ormai in maniera residuale, in media 12 ore soltanto dell’orario scolastico di ragazzi affetti da gravi disabilità che, senza l’intervento del Comune, sarebbero costretti ad andare a casa!
- fatto fronte, anche in regime di tagli, sia al servizio di post-scuola che copre i pomeriggi non interessati dal rientro scolastico, sia ad interventi di recupero scolastico individualizzato per 8 alunni in difficoltà di apprendimento, attraverso contributi diretti alle famiglie interessate.
Con un impegno economico complessivo per le casse comunali, per l’anno scolastico in corso, di circa € 350.000,00.
I diritti fondamentali all’istruzione ed alle pari opportunità, che devono essere garantiti dallo Stato, sono stati scaricati sugli enti locali: ma fino a quando questo onere potrà essere sostenuto, quando le stesse risorse destinate ai Comuni sono state drasticamente tagliate??
Chi dice che se togliessimo gli stranieri dalle scuole avremmo risolto il problema, noi vorremmo che dicesse anche che cosa dobbiamo fare di quei bambini: vanno separati dai genitori che lavorano nelle nostre fonderie, nei nostri cantieri, nelle nostre stalle, che accudiscono i nostri anziani non autosufficienti e vanno rispediti nei loro paesi d’origine?? Dica la Lega a quale soluzione credibile pensa, è un partito di governo, non può limitarsi alle denunce, deve offrire soluzioni.
Non neghiamo che l’inserimento nella scuola di bambini che non conoscono la lingua (stiamo dunque parlando non di tutti gli stranieri) possa costituire un elemento di difficoltà, così come richiede un impegno particolare l’inserimento di bambini portatori di handicap o di bambini (sempre più numerosi) con difficoltà o disagi: ma di tutto questo riteniamo che la scuola “istituzionalmente” debba farsi carico, come ha dimostrato nel tempo di saper fare, purché le siano riconosciuti gli strumenti e le risorse necessarie: è un fatto di “civiltà”.
Quanto alla proposta di una “scuola locale” quale ricetta per la risoluzione dei problemi della scuola, noi del PD vogliamo ricordare che la cultura locale è stata ed è presente sia nella nostra scuola che nell’attenzione dei nostri amministratori. Ricordiamo la sensibilità su questi temi della nostra Regione Emilia Romagna, che si è tradotta in specifiche norme di legge: la legge regionale n. 45 del 1994, che si occupa di tutela e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia Romagna, la legge regionale n. 12 del 2003, che promuove, tra l’altro, l’integrazione e la personalizzazione dei programmi per “corrispondere alle caratteristiche sociali, culturali, ambientali e produttive del territorio”
La riforma della scuola è però materia troppo seria e troppo importante per essere trattata in questo spazio: il nostro impegno in questo senso è di promuovere momenti di approfondimento con quanti hanno a cuore il mondo della scuola per dare un contributo a soluzioni organiche nell’interesse delle nuove generazioni e di tutto il paese.